Forma mentis, modus operandi e strumentazione necessaria, per iniziare un cammino di ghost hunting.

 

Premesse iniziali

- Nonostante tutto ciò che ci viene proposto, dal web, dalla tv, dai giornali; nessuno ed è bene ripetere, nessuno, ha mai dimostrato, ad oggi, la prova schiacciante, dell’esistenza di fenomeni psichici o psicofisici non spiegabili con il metodo scientifico e nello specifico l’esistenza di entità ultraterrene.

- In un contesto di studio, dove già la stessa definizione di fenomeni paranormali è fortemente discordante tra le varie scuole di pensiero, dove la mancanza di prove certe e inconfutabili, ha spalancato la porta ad ogni sorta di ipotesi, sulla possibile natura fisica di queste forze; queste considerazioni sono da considerarsi prettamente e inevitabilmente personali. Non tutti saranno d’accordo con l’accostamento paranormale – metodo scientifico; ma, in ultima analisi; per poter spiegare la possibile interazione con persone o cose, dell’entità; inevitabilmente si dovrà ricorrere ad una spiegazioni che prenda in considerazioni le leggi della fisica.

- Durante la stesura di queste osservazioni, confermo di essere totalmente sobrio e nel pieno possesso delle mie facoltà mentali. (Ai posteri l’ardua sentenza)


La metodologia del ghost hunter

Esaminando, le varie modalità con cui i vari gruppi, associazioni e singoli ricercatori si approcciano a questa materia; possiamo estrapolare dall’insieme, tre grandi metodologie attuate.

La prima è quella maggiormente conosciuta, quella che spinge la maggior parte delle persone ad iniziare questo percorso. Quella che affascina, quella maggiormente remunerativa. Il 99,9% dei ghost hunter effettua cortometraggi ,più o meno riusciti, da un punto di vista cinematografico, per ragioni che vanno dalla notorietà che si spera di ottenere; al veniale ritorno economico. Nel mezzo troviamo tutta una serie di complesse sfumature di pensiero logico e non, interconnesso a possibili predisposizioni genetiche, nonché influenze culturali, artistiche e psicopatologiche. In questi scritti non prenderò in esame le motivazioni che spingono una persona ad iniziare la “professione” di ghost hunter, ne cosa spinge, a scegliere la metodologia che verrà applicata. La risposta, nella sua complessità, richiederebbe la stesura di un intero libro universitario e le relative competenza di figure professionali capaci di indagare l’animo umano. Dopo l’illusione del successo, per la maggior parte degli aspiranti “ricercatori”, arriva, inesorabilmente la constatazione dell’insuccesso mediatico, con il relativo abbandono delle “ricerche”.

Il secondo gruppo è rappresentato da un piccolo e sparuto insieme di persone che cerca di effettuare indagini con spirito critico. Si osserva, che, solo lo 0,1% dei ghost hunter esistenti, effettua, uno studio, che potremmo definire pseudoscientifico. L’aggettivo non è usato in maniera dispregiativa, ma sta ad indicare l’assenza di quei parametri fondamentali per definire un esperimento, di tipo scientifico. Non presenta caratteristiche sperimentali ed è tecnicamente detto: osservazionale-descrittivo. In questo tipo di metodologia, si delinea in modo generale il fenomeno esaminato, intervenendo minimamente o senza poter intervenire, sulle variabili in atto durante l’osservazione. Anche alcuni studi, riguardanti materie come la climatologia, l’astronomia, l’antropologia, e molte altre, possono essere qualificati come descrittivi e non sperimentali. Un’analisi approfondita sulla ragione per cui a questi ultimi viene riconosciuto un maggior credito, a livello accademico; esula, dalla discussione principale di quest’articolo.

La terza metodologia applicata è quella che usa prettamente il metodo scientifico. La si riscontra in pochi gruppi, costituiti per la maggior parte da ricercatori provenienti dal mondo accademico cosiddetto “ufficiale”.

Come, scritto, quest’ultima cerchia, usa per lo studio di questi fenomeni solo è soltanto un linguaggio scientifico; che a volte risulta ostico e repellente, per chi si vorrebbe avvicinare alla comprensione di questo mondo alternativo, nascosto, dietro la “fredda” realtà percepita.

La rappresentazione dei vari metodi è stata consapevolmente semplificata, per evitare di annoiare ulteriormente il lettore. I margini tra i sottoinsiemi non sono, fortunatamente, così netti come descritti. Le percentuali usate non rappresentano un dato preciso, sono state utilizzate al solo scopo di rappresentare l’enorme differenza tra le parti. Spesso le definizioni si accavallano, si modificano con il passare del tempo, diventano obsolete. Prendono forma nuove ipotesi, che andranno ad alimentare nuove domande, con conseguenti nuovi studi. Tutto questo, per rispondere all’eterna domanda: siamo solo macchine biologiche? Esiste un’altra dimensione dopo la morte? La paura della morte ci spinge ad inventare macchinose storie di esistenze parallele?

In attesa della prova definitiva (sia essa, positiva o negativa), che possa rispondere al quesito, non ci resta che provare a capire il modo migliore di inquadrare il problema e di come indagare, al meglio, l’enigma esistenziale.


Riflessioni sui metodi citati

La prima modalità è menzionata solo perché largamente presente nei mezzi di comunicazione. Anche se molto diffusa, non è minimamente rappresentativa di uno studio serio ed accorto. Anzi, possiamo dire che grazie ad essa, questa branca di ricerca viene derisa e ignorata, da buona parte del mondo scientifico. Viceversa, le motivazioni che spingono le persone, ad accostarsi e rimanerne intrappolati da tale metodo, sono state molto indagate dagli psicologi, i quali, hanno elaborato moltissime teorie, descritte in molti libri e articoli a disposizione di chiunque voglia approfondire l’argomento.

La terza categoria, per adesso ignoriamo la seconda, chiama in causa, la bestia nera dei parapsicologi; il metodo scientifico. La storia, indica la nascita del metodo sperimentale nella figura di Galileo Galilei, anche se, tempo prima, figure come Leonardo Da Vinci già avevano capito l’importanza di allontanarsi dalla visione aristotelica secondo cui la conoscenza della natura poteva avvenire con il solo ragionamento astratto. Tramite la filosofia arrivare ad ottenere una conoscenza, assoluta, immutabile e indubitabile.

Galileo, si distacca definitivamente dalla dottrina filosofica, per affidarsi alle “sensate esperienze” e “necessarie dimostrazioni”.

Dopo la prima metà del 1800 si assiste, in campo paranormale, ad uno strano fenomeno. Le neonate società spiritiche, sentono la necessità di impadronirsi di tale metodo per le loro ricerche, affinché si possa dimostrare scientificamente l’esistenza degli spiriti. La cosa non deve stupirci più di tanto. In un periodo in cui si assiste a scoperte scientifiche, che sfuggono al riconoscimento dei nostri sensi, quali, i raggi x, le onde radio, elettromagnetismo e così via. Perchè, si domandano i parapsicologi, non potrebbero esistere anche una qualche sorta di energie che spieghino i fenomeni paranormali?

Purtroppo, dopo alcuni anni si assiste a una controtendenza, in quanto, i risultati ottenuti non sono incoraggianti e soprattutto i medium più famosi studiati vengono scoperti ad imbrogliare. Alcuni casi celebri sono: le sorelle Creery, Henry Slade, Eusepia Palladino, Florence Cook, ecc.

Il businnes del paranormale non ha smesso di attirare persone senza scrupoli che sfruttando l’ignoranza e la disperazione degli individui che vi si rivolgono, accumulano discrete fortune economiche. La nascita di alcune associazioni scientifiche ha cercato di contrastare tutto ciò, da una parte smascherando i truffatori e dall’altra cercando di capire se effettivamente ci potessero essere fenomeni che sfuggono alle leggi naturali.

Per finire, analizziamo il secondo metodo sopra descritto. Non a caso trattato per ultimo, in quanto, quello maggiormente rappresentativo di chi avvicinandosi a questo territorio inesplorato vuole effettuare una significativa e seria ricerca, anche non avendo conoscenze accademiche. Ho definito questa tipologia di ricerca come osservazionale-descrittiva, descrivendo per sommi capi cosa significa. Il fatto che tali ricerche siano definite non sperimentali, non significa che esse non possano formulare predizioni suscettibili di essere falsificate o confermate empiricamente. Non comporta che non possano utilizzare metodi quantitativi e statistici per svolgere studi di correlazione, o che non possano sviluppare e utilizzare strumentazioni tecnologiche per raccogliere osservazioni accurate di tali fenomeni.


Approccio pratico all’indagine

Finalmente, siamo arrivati al punto chiave: con quale mentalità, e quali strumenti, avvicinarsi allo studio di questi fenomeni. L’importanza di una corretta divulgazione ci obbliga ad assumere delle responsabilità verso chi dovesse seguire il nostro operato. Questo significa sviluppare una seria conoscenza verso tale materia.

Per rispondere al primo punto, consentitemi di citare una frase di Piero Angela che a mio avviso riassume bene il concetto: <<Bisogna avere sempre una mente aperta, ma non così aperta che il cervello caschi per terra>>. Per pura curiosità; la frase citata spesso da Angela, viene attribuita, dallo stesso, all’amico James Randi. In ultima analisi sembrerebbe essere un vecchio proverbio inglese.

Partendo dal presupposto che un sano e corretto scetticismo in questo campo di studio non è sinonimo di chiusura mentale, ma bensì, di un corretto approccio verso le informazioni che abbiamo riguarda l’indagine, ci resta da capire come svolgere al meglio la ricerca. Sfortunatamente a questa domanda non vi sono risposte univoche. Possiamo solo affermare che non esiste, allo stato attuale, un modello ottimale. Nello studio dei fenomeni ESP (telepatia, precognizione, chiaroveggenza ecc) e PK (psicocinesi), usando le regole di controllo, insite nel metodo scientifico (cieco, doppio cieco, triplo cieco), si sono messi a punto delle metodologie che potremmo definire standardizzate e che si sono dimostrate capaci di apportare un contributo, ad oggi negativo, sull’esistenza di tali fenomeni. Come potete notare, alla fine, si ritorna sempre all’uso di una metodologia scientifica. Nella medianità e nello spiritismo la questione, per ovvie ragioni, si complica; rendendo quasi impossibile stabilire approcci standard in situazioni, dove non è possibile il controllo completo delle variabili presenti.


Strumentazione

In questo campo, qualsiasi suggerimento tecnico, sarebbe un azzardo.

La strumentazione adottata per la captazione di “energie” spiritiche sono prese in prestito da diversi campi della tecnologia. Adattate, alle volte in maniera del tutto errata o fraudolenta. Del resto; non sapendo cosa effettivamente cercare, non possiamo nemmeno sapere con cosa cercare. Tra gli strumenti adottati per la ricerca di entità, vi sono: macchine fotografiche, microfoni, videocamere termiche, k2, EMF, termometri, rilevatori di movimento, televisori a tubo catodico, (non vi azzardate a chiedere il motivo per cui quelli di ultima generazione non vanno bene, avrete una moltitudine di spiegazioni differenti. Alle volte anche totalmente contrastanti) ecc. Ogni strumento citato, in questo breve e non esaustivo elenco, ha una complessità di utilizzo che troppo spesso viene sottovalutata, con i relativi rilevamenti di falsi positivi. Paradossalmente per l’indagine potrebbero essere più gravi i falsi negativi!

La tentazione di acquistare strumentazione sempre più sofisticata, ci fa perdere di vista il quadro di incertezza in cui si sta operando. Con quale grado di sicurezza possiamo affermare, che un fantasma, (ammesso che esista), possa essere effettivamente fotografato?

Questo non significa non spendere qualche euro, (quest’attività richiede un discreto sacrificio economico), per l’acquisto di strumentazione con cui cominciare ad indagare. Chi non ha mai sognato di possedere un acceleratore protonico a spalla? Ebbene si! i ghostbusters hanno fatto molti danni alle giovani menti di all’ora.


Il cervello con relativo pensiero logico, come strumento migliore per l’indagine

Il consiglio più razionale che mi sento di esprimere è quello di cercare di potenziare uno strumento che abbiamo tutti a disposizione in forma gratuita. Il nostro cervello con relativo pensiero logico. Sicuramente, rappresenta, il dispositivo migliore che abbiamo per indagare sulla realtà che ci circonda. A questo proposito è bene ricordare a chi sta leggendo questi scritti; che anche il nostro pensiero è soggetto ad errori di valutazione. Per questo è bene conoscere i limiti e gli errori a cui l’esperienza sensoriale ci sottopone. Il cervello è uno strumento molto complesso e molto preciso. Però, non è un computer che incamera i dati ambientali in memoria e che possono essere richiamati quando occorre. Quello che noi percepiamo è una interpretazione, i nostri ricordi sono ricostruzioni, il nostro ragionamento è soggetto a esperienze, momentanee e passate. Solo la consapevolezza di questi errori, (ammesso che lo siano), ci permette di poter affrontare l’analisi di un fenomeno in modo corretto, o quantomeno, non azzardato.

In rete, si possono trovare molti corsi, per approfondire queste tematiche. Per questi motivi piuttosto che verso strumenti complessi e costosi e meglio indirizzarsi sull’acquisizione di nozioni utili per capire come evitare di attribuire il suffisso “para”a fenomeni del tutto normali. Questo ragionamento è da considerarsi necessario anche per il corretto utilizzo della strumentazione. Come detto prima non ha senso spendere molto per una macchina fotografica. Meglio incominciare spendendo una somma modesta e semmai investire il restante in un corso di fotografia. In base a ciò, è augurabile una collaborazione, sempre più stretta, tra persone esperte in varie discipline (anche legali, tenuto conto delle recenti denunce per violazione di proprietà privata), per la costituzione di gruppi, per lo studio del soprannaturale. Non possiamo pensare di sapere ogni aspetto di ciò che serve. Utopisticamente, sarebbe necessario, una cooperazione tra gruppi, che aumenti in modo consistente la mole di dati da poter analizzare.


Conclusioni

L’analisi del fenomeno, richiederebbe ancora, pagine e pagine di riflessioni. Impossibile poter pensare di trattare ogni singolo aspetto in maniera definitiva. Per questo concludo con la speranza di aver lasciato, nella mente di chi ha avuto la pazienza di leggere, una traccia su cui poter proseguire un cammino di approfondimento personale. Ho preso spunto dalla mia esperienza e dal mio percorso formativo che mi ha aiutato a capire molte cose e spero possa aiutare anche voi.

P.S. A scanso di equivoci: non dirigo/vendo nessun corso, sia in rete che di persona.

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